martedì 26 maggio 2015

Back in black.

Insomma, alla fine, sono tornata. 

Lo so che in diversi non ci avranno dormito la notte, arrovellandosi sulle ragioni che mi hanno trattenuto dall'aggiornamento di questo blog (che è un po' come certe relazioni: molliamoci, ripigliamoci, rimolliamoci, diamoci la sedicesima possibilità), ma la verità è che non ho avuto voglia, che poi è il vero, profondo, autentico significato dell'espressione "non ho avuto tempo".   Un po' la fase luna di miele, un po' scoperte scioccanti che il matrimonio porta con sé, tipo quante paia di calzini possegga un uomo, sebbene dotato di due soli piedi come l'esemplare femminile con cui vive.

Comunque insomma, rieccomi. Spero stiate tutti bene.

giovedì 7 agosto 2014

Stressless Wedding

Allora.

Siccome in diversi mi stanno inviando o presentando attestati di stima e/o ammirazione per il mio approccio zen all'organizzazione delle nozze, ho deciso di condividere in dettaglio la mia esperienza con voi.

Attenzione: non sono e non mi ritengo una guru ne' un'autorità in alcuna materia, specie questa, considerando che si tratta di un'esperienza assolutamente personale, che come tale deve essere vissuta al meglio secondo i propri gusti e desideri.

Detto ciò:
  • se sognavate il vostro matrimonio fin da piccole nei minimi dettagli;
  • se scegliere il "tema" del matrimonio è nella top 3 delle vostre priorità;
  • se il vostro matrimonio prevede una preparazione superiore ai 12 mesi;
non andate avanti nella lettura, perché davvero trovereste ben poco a cui ispirarvi nelle mie righe, e probabilmente qualcosa vi irriterebbe anche. Vi voglio bene lo stesso e possiamo rimanere di pareri diversi, senza che nessuna delle due sia additata.

Bene, detto ciò, apriamo questa serie con una considerazione iniziale: la Priorità.

La Priorità (maiuscola non casuale) è il faro che vi manterrà saldi di nervi (perdonatemi ma io in questi post mi rivolgo a entrambi gli sposi, evitando di indirizzarmi solo a lei, come se lui fosse parte della coreografia), la maniglia a cui aggrapparvi nei momenti difficili.

Ognuno ha la sua, anche se, diciamocelo, se vi sposate in Chiesa in teoria il Rito dovrebbe essere il centro di tutto. Ma si sa che a volte non è proprio così, per cui insomma vedete voi, ma è importante che troviate LA cosa che è importante nel vostro matrimonio, e metterla al centro. Questo perche' essenzialmente ogni persona/fornitore che incontrerete cercherà di passarvi l'idea che, senza la versione ultra-lusso del servizio che egli/ella fornisce, il matrimonio sarà (forse!) valido, ma un disastro assicurato.

Questo ovviamente non è vero. Vi basta un test: ripensando ai matrimoni a cui siete stati, quanti dettagli vi ricordate? Io personalmente, a parte la gioia di quel giorno, rammento solo alcuni abiti da sposa (nemmeno troppo bene), a volte una portata particolarmente gustosa e qualche location, che però potrei sicuramente confondere. Quindi insomma non state a pensare a che figura farete, che tanto se siete innamorati e contenti tutti si ricorderanno (al massimo) quello.

Altro trabocchetto mentale (che utilizzeranno sia i fornitori se non funziona la prima strada, ma anche amiche già sposate o in procinto di) è quello del "è solo una volta nella vita".

Anche questo non è vero. E non perché vi dobbiate sposare più volte, ci mancherebbe, ma perché oggi giorno se vuoi sentirti al centro dell'attenzione e bellissima ci sono mille occasioni per farlo e non serve buttare migliaia di euro (e sono migliaia, a star dietro a tutti, non esagero) in capelli, trucco, abito, tutto per poche ore. A meno che, ovviamente, quella non sia la vostra Priorità.

Semmai, il fatto che il matrimonio è uno nella vita, dovrebbe secondo me invogliarvi a godervi l'attesa e la cura dei dettagli importanti, non incitarvi a farvi venire crisi isteriche perche' le rose sono bianche invece che avorio (vita vera). Francamente trovo miracoloso che alcuni dei matrimoni che ho visto organizzare si siano effettivamente realizzati, alla fine.

Quindi insomma, eccoci qui.

Nelle prossime settimane condividerò un po' di esperienze personali circa l'organizzazione del nostro matrimonio, nel caso qualcuno stia cercando di organizzare il proprio con approccio simile. Spero vi aiuti a godervi un momento bellissimo della vostra vita e l'inizio di un'avventura meravigliosa. Senza supporto psichiatrico.

martedì 22 luglio 2014

Bridezilla

Dall'ultimo post sono passati alcuni mesi, come forse avrete notato. Da allora, si sono verificate alcune importanti novità, tra cui emergono le seguenti:
1. è passato l'infinito inverno scozzese (di conseguenza, è tornata la Luce!)
2. l'Italia è uscita dai mondiali di calcio al primo turno
3. Il principe George ha compiuto un anno e la Kate forse è di nuovo incinta
4. io e Tenero ci sposiamo.

Nonostante forse non sia la notizia di maggior rilievo dell'elenco, mi preme incentrare il post su quest'ultimo punto, in quanto, finalmente, posso esprimermi a pieno titolo sulle nevrosi che accompagnano l'organizzazione di un matrimonio.
Sì, perché finora, qualora mi azzardassi a esprimere le mie solite pacatissime opinioni (a colpi di sciabola e accetta) circa le reazioni (a mio parere) esagerate delle future spose (talora trasformate in quello che gli americani chiamano Bridezilla) di fronte a questioni oggettivamente irrilevanti, mi veniva puntualmente risposto (con mezzo sorrisino sornione d'ordinanza) che avrei potuto parlare solo quando (e se) mi fossi trovata nella posizione di vivere l'Evento.

Beh, eccomi qui.

Premessa doverosa: ognuno è libero di fare quello che crede, specie su questioni personali come il matrimonio. Ognuno, però, è meno libero (secondo me) di ammorbare amici, parenti, fruttivendoli, co-passeggeri di mezzi pubblici con crisi isteriche più o meno continue, lacrime, grida, reazioni esasperate al minimo stimolo.

Cominciamo dalle attenuanti: appena una ragazza si trasforma in "sposa" (in genere dieci, quindici secondi dopo la proposta di matrimonio), essa viene assalita da una mandria di personaggi che cercheranno di attentare al suo equilibrio psico-fisico. In genere le principali fonti di pressione sono:
- La Parente Tradizionalista: può trattarsi della madre, la sorella, la nonna, la zia. Una parente a caso che dalla ricezione della notizia tartassa la poveretta con questioni tipo la scelta della tonalità delle mutande o se paggetto sì o paggetto no.
- Siti web sul matrimonio: questo è il Male assoluto. Questi siti, se non usati cum grano salis, contengono la bomba H della psiche pre-matrimoniale. Intanto contengono checklists di cose da fare che partono da 18 mesi prima delle nozze (che se, come noi, decidi di sposarti in tre mesi, già ti fanno sentire con l'acqua alla gola) e poi ti creano questioni esistenziali tipo "Scegli la palette di colori"

Se la sposa (e, con lei, lo sposo) riesce a mantenere saldi i nervi nelle prime settimane di organizzazione, in genere il pericolo sfuma e restano da affrontare solo i vari fornitori singolarmente, per cui lo sforzo consiste "solo" nello stoppare il fioraio, calmare la sarta, far capire al fotografo che non venderemo il reportage a Vanity Fair.

Finora devo dire che ha funzionato (almeno per noi). Vi tengo aggiornati.

Stay tuned.

lunedì 7 ottobre 2013



Giovedì, 3 Ottobre 2013.


Secondo giorno ad Aberdeen dopo la Sardegna. Piove. Ho sfondato il muro psicologico dell’accensione del riscaldamento, per cui suppongo sia arrivato l’inverno. Considerando che lunedì ho fatto l’ultimo bagno in mare, non mi lamento.  Stavolta non ho notato nemmeno il solito straniamento linguistico rientrando dall’Italia, forse perché stavolta sono rimasta davvero poco (cinque giorni), o forse sto cominciando ad assimilare la nuova lingua. Le giornate si accorciano velocemente, ormai (ma sarà anche colpa del brutto tempo) la mattina esco con i lampioni ancora accesi, e il pensiero di non sapere fino a che punto sarà buio mi fa attendere con una certa impazienza l’apice dell’inverno, per poter finalmente dire a me stessa che non è poi così terribile. Oggi mi vedo con Pilar, una ragazza colombiana conosciuta in parrocchia, che aspetta un bambino (o bambina) per la fine del mese. Qui  in Scozia non dicono il sesso del nascituro neanche a chiederlo, pare a causa di un processo vinto da una coppia a cui avevano dato l’informazione sbagliata.
Non è facile (ri)farsi un giro di amicizie, non lo è mai stato in nessuno dei miei trasferimenti, ma qui la barriera linguistica (e culturale) ha il suo peso, rendendo più difficile la confidenza e, quindi, più lento l'avvicinamento. A volte vado con il pensiero (o la fantasia) al prossimo viaggio, ma è una tentazione che cerco di arginare, perché penso che finché non riuscirò a stare nel Qui-e-ora non inizierò a mettere radici. Ieri ho finalmente messo nel loft tutte le scatole con gli utensili da cucina che ho trovato in casa: siccome uso i miei questi mi avanzavano, ma  non trovavo il coraggio di salire in soffitta per la mia fobia dei topi, ma in qualche modo ce l'ho fatta, e ora il salotto sembra molto più grande, oltre che più ordinato. 
Ecco, messaggio di Pilar: andiamo a vedere "Blue Jasmine", l'ultimo di Woody Allen...o bene bene o male male...

Stay tuned.

S

domenica 2 giugno 2013

Messaggi Stupliminali.

Mi scoccia sempre tornare su argomenti già trattati, ma ci sono cose di cui non riesco a farmi una ragione, tra cui il linguaggio surreale delle pubblicità, specie rivolte a donne.
Ad esempio. La Dove e' da anni una delle marche che apprezzo di piu', in particolare per la campagna "per la bellezza autentica" che promuove un concetto piu' ampio e creativo della bellezza femminile, stimolando l'autostima specie delle ragazze piu' giovani. Ma io mi chiedo: da quando in qua lo stato delle mie ascelle deve essere un problema? Non parlo della depilazione, chiaramente, che non e' affar loro, ma di un' ipotetica idratazione delle ascelle che ora sembra essere indispensabile. E il meccanismo pubblicitario e' talmente malato che tu vedi lo spot e non e' che pensi: "ma che stai a di'?!". No. Tu guardi queste sgallettate con le braccia perennemente su e trasalisci: "Ommioddio! Non ho mai idratato le ascelle!!!"

Vogliamo parlare di quando e' partita la bambola della BB cream? Io ci ho messo un anno e mezzo solo per riuscire a capire cosa volesse dire BB (che finora per me poteva essere al massimo la sigla di Brigitte Bardot), e mi sentivo l'ultima delle dementi perche' se ne parlava come se fosse acqua gassata: e la bb cream di qua, e la bb cream di la'...e alla fine l'ho trovata in profumeria ed e' una crema colorata, ce l'aveva gia' mia madre negli anni 80 (me lo ricordo perche' una volta me la sono spalmata in faccia a sette anni per fare la ganza e manca poco mi scuoio).

Tante volte mi chiedo perche' la pubblicita' abbia vita cosi' facile nell'ambito della bellezza femminile. A vari livelli, siamo tutte ossessionate dalla paura di invecchiare e tutte irresistibilmente attratte dalla possibilita' di apparire piu' belle di come siamo in realta'. Una volta un mio amico mi disse "non capiro' mai voi donne: volete piacere agli uomini e per farlo vi fate consigliare dai gay".

In effetti...

giovedì 23 maggio 2013

Smelly days

Rieccomi, ahime' non costante quanto vorrei, ma speranzosa in miglioramenti imminenti.
L'impatto con la Scozia devo dire e' stato nettamente sopra le aspettative: piove meno di quanto pensassi, il freddo e' sopportabile, i colleghi non cosi' sociopatici come si direbbe.

Pero'.

Come gia' paventato in precedenti post, il concetto di igiene quassu' rappresenta il principale ostacolo al dialogo tra i due estremi dell'Europa, che sotto questo aspetto non potrebbero essere piu' lontani. 
Lasciando da parte le infime illazioni di certi compatrioti (uno, in realta') che in questi giorni mi ha accusato di essere alquanto schizzinosa, ci sono aspetti (tipo la moquette a pelo medio-lungo in bagno, a cui con tutta la buona volonta' non riesco ad arrendermi) che sono indicativi, secondo me, del livello culturale raggiunto (o meno) da un popolo. Seguono a ruota l'assenza di tovaglie (anche di carta) in quasi tutti i posti in cui si mangia, orripilanti promiscuita' di spugne e lavastoviglie nel cucinotto dell'ufficio, ma soprattutto un ambiente olfattivo alquanto esotico.

Vorrei soffermarmi su quest'ultimo aspetto, un po' perche' l'odorato e' il senso che forse ho piu' sviluppato (o forse l'ultimo che mi e' rimasto intatto), un po' perche' rappresenta il vero, piu' evidente e massivo marchio di differenza con l'Italia.
Dimentichiamoci le scie dei principali profumi di grido che potevamo intercettare in ufficio o in treno. Abbandoniamo quel soave olezzo da luogo di ritrovo serale, quando tutti o quasi sono passati da casa per una doccetta veloce.
Qui chiunque emana almeno un lieve tanfo di umidita', che si aggrava quando piove, generando il nauseabondo effetto canide.
Lunedi', per dire, c'e' stata l'esercitazione anti incendio, quindi l'edificio e' stato evacuato, passando tutti insieme dalle scale. Al rientro, sembrava che vi fosse stato transumato un gregge misto pecore e capre.

Persino il mio giovane e simpatico collega, qui davanti, pur sedendo a circa 2 metri da me non mi risparmia zaffate tali da far pensare che tra sei mesi potrei avere i capelli rossi come Holly Hobbie.

Ma siamo davvero noi i fissati con la pulizia e l'improfumamento? E' cosi' terribile pensare di mantenere sotto controllo cio' che di noi risulta sgradevole? Viviamo nell'era dello spontaneismo, il cui mantra e' "fai quello che ti senti", spostando dalla testa alla pancia il centro delle decisioni, raramente passando dal cuore.

Ma e' cosi' indubitabilmente giusto lasciarsi andare alla manifestazione di tutti gli aspetti (anche negativi) di noi, senza curarsi dell'effetto che questo avra' sugli altri e la loro liberta'?

Io, per non sbagliare, nel frattempo credo che usero' i tappi per le orecchie in modo creativo.

lunedì 1 aprile 2013

La pazienza dei pazienti

Lo so. Sono stata latitante. Manco da mesi su questi schermi e so che per molti di voi questa assenza sarà stata fonte di disperazione (via su...). Vi chiederete che fine avessi fatto. Beh diciamo che ho avuto il mio bel da fare, e questo vi porta diritti all'argomento di questo post.
Mi auguro che nessuno dei miei lettori abbia (nè ora né mai) problemi di salute. Prima che cominciate a sollecitare le pudenda, ci tengo a precisare che, oltre all'ovvietà dell'augurio riguardo la perfetta condizione fisica di chiunque, c'è un aspetto che può rendere ancora più penosa qualsiasi indisposizione, ed è il Servizio Sanitario Nazionale. 

Supponiamo che tu soffra di un disturbo qualsiasi. Il medico generico ti prescrive una visita specialistica presso gli ambulatori ospedalieri. Chiami il centro prenotazioni. Con la Primavera di Vivaldi in sottofondo, una voce ti comunica che "la tua chiamata è la numero...........tredici in attesa", intimandoti di non mettere giù per non perdere la priorità acquisita (non sia mai).
Circa mezz'ora dopo, "la tua chiamata è la numero...........uno in attesa" e finalmente ti risponde una signora che sembra si sia appena svegliata (male) e ti chiede i dati della prescrizione, dopodiché "vediamo.....mercoledì alle settemmezzo. Si ricordi di presentarsi mezz'ora prima per l'accettazione".

Mercoledì, ore sette del mattino: dopo una sveglia indecente ti presenti ai cancelli degli studi medici ospedalieri. Albeggia. Superi la fila di anziani che affolla l'ingresso del centro prelievi (mezz'ora prima della sua apertura, in una freddissima mattina di febbraio, a conferma della resistentissima fibra della generazione precedente) e ti dirigi all'accettazione. Prendi il numero. Quattro. Ancora non hanno iniziato a ricevere i pazienti perché il banco accettazione apre alle 7:15. Guardo l'orologio: sette e due...e tre...e cinque...la fila di attesa si ingrossa..sette e otto...una delle signore dell'accettazione si impegna nell'applicazione dei principi feng shui alla sua scrivania. Alle 7:15 aprono gli sportelli, tocca a me. La signora (evidentemente parente di quella che risponde al telefono) mi indica il numero della stanza e il piano a cui mi devo recare. Arrivo alla stanza. Siamo in fila per una seconda accettazione. Arrivo al bancone e un'infermiera riempie due fogli, poi mi dice che devo pagare 30 euro alla macchinetta al piano terra. 
Torno giù e la macchinetta non accetta il mio bancoposta, non ho contanti quindi devo uscire dall'edificio e andare a prelevare alla banca 50 mt più in là. Prelevo, torno alla macchinetta, che nel frattempo causa guasto non accetta più contanti, ma solo bancomat (escluso bancoposta, s'intende).
Respiro profondamente, invocando la Mitezza sovrannaturale dei santi anacoreti, dopodiché chiamo l'inserviente dal gabbiotto lì accanto, il quale, partecipe delle mie difficoltà quanto mia madre nel conflitto del Darfur, mi suggerisce di tornare alla banca a pagare il ticket direttamente lì. Esco di nuovo, vado allo sportello, dove il commesso, al solo scrutare il mio sguardo fiammeggiante, mi sbriga il pagamento in settantacinque secondi netti.
A questo punto torno dalle infermiere, e, finalmente, vengo visitata.


E poi uno si chiede perché i medici ci chiamino "pazienti".