Ieri
ho passato la cera sul martoriato parquet di casa mia, sperando nel miracolo
promesso dall’etichetta: "PULISCE, LUCIDA, PROTEGGE DAI GRAFFI ... con Barriera
Protettiva" ... sorridente, già pregustavo una tavola liscia e lucente come cioccolato appena
fatto. Il martirio del parquet non ne ha avuto particolare giovamento, in compenso quando cammino coi calzini scivolo
tipo Tom Cruise in Risky Business e potrei anche produrmi nel medesimo numero in playback,
magari con una voce un filo meno maschia di quella di Bob Seeger, se non fosse che nel mio caso il Business sarebbe Risky perché potrei rovinare a terra sfasciandomi un'anca.
Allora mi parte uno dei soliti film filosofici e vedo questo scivolare come una metafora della vita, divisa tra chi pattina leggero sulle difficoltà e chi invece sdrucciolando si dimena in curva per non cadere. E' tutta questione di grazia e allenamento o c'è chi nasce già predisposto a una vita di splendide figure con costumi luccicanti, mentre la maggior parte di noi è condannata a subire i tiri meschini della forza di gravità? Ma soprattutto, se scivolare è ballare ad attrito ridotto, vale la pena passare sulla superficie delle cose senza toccarle veramente? E' così terribile cadere?
In attesa di una risposta definitiva, mi alleno a volteggiare come Karolina Costner
alle Olimpiadi, tanto che potrei sfruttare quest’occasione per imparare a fare
i salti carpiati, magari cercando di non atterrare nell’armadio.
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