Ci sono storie che si ripropongono, come i peperoni, a scoppio ritardato, tipicamente quando pensi di cominciare a stare meglio. Vi siete lasciati, è passato del tempo, stai già mezzo flirtando con un tipo apparentemente senza problemi psichiatrici, ed eccolo lì. Il Messaggino. Normalmente il Messaggino ha un testo apparentemente innocuo tipo:
"Ciao Gertrude, volevo sapere come stai. Un bacio, Abelardo".
"Ciao Gertrude, volevo sapere come stai. Un bacio, Abelardo".
Allora.
Prima di tutto vi espongo una mia teoria ormai corroborata da decine di verifiche, e cioè che un uomo che chiude un messaggio, una telefonata, una mail, una lettera, un fax, un telegramma con "Un Bacio", forse a livelli variabili di coscenza, ma ce sta a provà. E lo so che ora starete alzando le sopracciglia e pensando "ma no, non è vero, io ho un sacco di amici che mi firmano così, è solo una dimostrazione di affetto". Ecco, a parte rimandarvi al geniale dialogo di "Harry ti presento Sally" che a riguardo ha detto parole definitive, io vorrei che pensaste per un attimo all'espressione "dimostrazione di affetto" per come la intende il maschio medio (tipo lanciarsi in tornei di rutti o riempirsi di insulti gratuiti coinvolgenti anche tutta la linea genetica femminile dell'amico). Quindi occhio, quando trovate l'apostrofo rosa in chiusura a quello che state leggendo/sentendo, siate coscenti di quanto sopra, e agite di conseguenza (magari in certi casi è anche una buona notizia, vedete voi).
Secondo aspetto. Riguardo il "come stai?" di rito, mi sento meno sicura. Mi sono chiesta più volte cosa spinga qualcuno che ha preso il tuo cuore e l'ha messo in un tritacarne a chiedersi, dopo mesi, come tu stia (domanda estremamente intelligente, per altro), ma non trovo grosse logiche. E qui levata di scudi: "ma come, c'è stato l'amore, è normale che mi importi". Beh certo. Immagino che gli importasse anche quando ti ha messo le corna con la amica, quando è sparito il giorno dopo averti mollata, quando si dimenava sul cubo senza maglia tra due gnocche discinte, ovviamente senza peritarsi di documentare il tutto e caricare le foto su facebook, in modo che tutti i vostri amici potessero vedere e commentare.
E questi grandi ritorni in scena avvengono sempre lasciando scosse emotive non indifferenti, per cui si finisce quasi sempre in due-tre amiche a un tavolo a sviscerare le possibili motivazione che avrebbero spinto il primate a ricontattare la sventurata, chiedendosi (la diretta interessata sperando, le amiche dubitando) se l'ominide abbia avuto la folgorazione sulla via di Damasco e abbia capito di aver sbagliato tutto, quando, verosimilmente, tutto è frutto di un fortuito incontro col numero di lei mentre il nostro, seduto sul water, cancellava i vecchi messaggi ricevuti.
Quando sento questo tipo di racconti ho come un sussulto, sento il sangue arrivarmi alla testa e mi rendo conto che potrei dire cattiverie di magnitudo elevatissime, per cui in genere a questo punto della serata ordino il secondo bicchiere di vino.
Ma qui voglio rivolgermi a lui.
Ebbene, caro amico, scrittore di Messaggini solidali fuori tempo massimo, Nobel della letteratura sintetica, sensibile coltivatore di rami secchi, ascolta un umile consiglio: la prossima volta che ti viene l'impulso irresistibile di chiederle come sta, distraiti, fa' altro, concentra il tuo fragile encefalo su attività di maggior valore aggiunto, tipo l'ikebana, la playstation, lo scaciottamento di piedi, il bungee jumping (con o senza elastico, decidi tu).
Grazie.
E questi grandi ritorni in scena avvengono sempre lasciando scosse emotive non indifferenti, per cui si finisce quasi sempre in due-tre amiche a un tavolo a sviscerare le possibili motivazione che avrebbero spinto il primate a ricontattare la sventurata, chiedendosi (la diretta interessata sperando, le amiche dubitando) se l'ominide abbia avuto la folgorazione sulla via di Damasco e abbia capito di aver sbagliato tutto, quando, verosimilmente, tutto è frutto di un fortuito incontro col numero di lei mentre il nostro, seduto sul water, cancellava i vecchi messaggi ricevuti.
Quando sento questo tipo di racconti ho come un sussulto, sento il sangue arrivarmi alla testa e mi rendo conto che potrei dire cattiverie di magnitudo elevatissime, per cui in genere a questo punto della serata ordino il secondo bicchiere di vino.
Ma qui voglio rivolgermi a lui.
Ebbene, caro amico, scrittore di Messaggini solidali fuori tempo massimo, Nobel della letteratura sintetica, sensibile coltivatore di rami secchi, ascolta un umile consiglio: la prossima volta che ti viene l'impulso irresistibile di chiederle come sta, distraiti, fa' altro, concentra il tuo fragile encefalo su attività di maggior valore aggiunto, tipo l'ikebana, la playstation, lo scaciottamento di piedi, il bungee jumping (con o senza elastico, decidi tu).
Grazie.
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